Mes, la “fake-news” del Premier viaggia a reti unificate

“…Chi ha confezionato questa trappola si assuma la responsabilità pubblica: nel 2012 c’era un governo di centrodestra, non vorrei ricordar male, ma la Meloni era un ministro”. Non ha usato mezzi termini il Premier Giuseppe Conte per “sparare a zero” contro Matteo Salvini (Lega) e Giorgia Meloni (FdI) rei di averlo “fatto arrabbiare” in mattinata sostenendo, a torto (seppure la riunione dell’Eurogruppo si sia rivelata una debacle per il Govenro italiano – leggi qui), che il Ministro dellì’Economia Gentiloni avesse ceduto a tedeschi e olandesi accettando di assoggettare l’Italia ai vincoli Mes in cambio di un finanziamento Ue per affrontare la crisi Coronavirus. Le conclusioni di quel summit sono pessime per l’Italia, ma, per ora, nessun ricorso al Mes.

Molto più grossa, però, l’ha sparata il Premier Conte, approfittando -per di più- della diretta praticamente a reti unificate nel momento di maggior audience di un po’ tutte le grandi reti televisive italiane, pronte a “rivoluzionare” i palinsesti per diffondere -come aveva precedentemente annunciato via Facebook- comunicazioni sulle nuove misure adottate per contrastare la diffusione incontrollata del virus Covid-19.

Praticamente, il Capo del Governo -potremmo semplificare- si è “inventato” una verità alternativa (in parole povere una grossa balla) e su questa ha accusato la Lega e la leader di Fratelli d’Italia di aver confezionato la trappola Mes attraverso il “governo di centrodestra” in “carica nel 2012” e nel quale “Giorgia Meloni era ministro”. Peccato per il suo prestigio che l’unica cosa vera sia l’anno in cui il trattato Mes è stato approvato.

Ma, nel 2012, il governo di centrodestra non c’era più, destituito in una sorte di “golpe” a regia tedesca e sostituito alla fine del novembre 2011 dal Governo Monti, che gli italiani ricorderanno di certo per la devastazione portata alla nostra economia e alla crescita italiana. Quella diffusa di fronte a milioni di italiani è quindi una palese fake-news, che, peraltro, ha mandato su tutte le furie -a ragione- l’intera opposizione che si consolerà, però, com la decisione della Commissione di Vigilanza che ha imposto alla Rai di concedere lo stesso spazio senza contraddittorio ai due leader di minoranza danneggiati dalla bufala.

Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire. Ma così non è… La “sparata” del premier ha “resuscitato” i dormienti fans, gli haters e, forse, i “bot” del Movimento 5 Stelle, strenuamente impegnati a diffondere via social ogni tipo di spot grafico, di “screen”, di news, attinte dalla “stampa unica del virus” (così come definisce Nicola Porro i grandi media oggi quanto mai appiattiti sulla difesa del Premier e, vien da dire, del virus e degli “arresti domiciliari di massa” che lo stanno rilanciando nei sondaggi…).

Anche il social per eccellenza, Facebook, ieri sembrava una trasmissione a “profili unificati”: “La Lega ha approvato il Mes”; “Salvini Cazzaro ha introdotto il Mes…” (non può mancare mai nel dizionario dei “più” acculturati “#grullini”); “Meloni ha approvato il Mes…” e così via… E’ bastata una fake-news per resuscitare la comunicazione, l’armata grillina. E poco importa, a loro, se nel 2012 anno in cui il Mes è stato ratificato, il governo fosse quello di Monti e non di Berlusconi… Che gli frega ai “#grullini”, se lo ha detto il “capo”, per loro anche altro un po’ puzzolente, che gli somiglia, è una bella torta profiterol al cioccolato… E resta tale anche dopo averla assaggiata!

Se non bastavano le armate grilline, in soccorso della dignità del Premier, si sono smossi anche gli “dei”, nientemeno che l’Ue e l’alleato di maggioranza Mario Monti a confermare, con vere capriole interpretative e ricostruzioni di comodo, pertanto per nulla approfondite, che il Mes, essendo l’iter per il suo varo stato aperto nel 2010, è stato votato il 3 agosto 2011 dal Governo Berlusconi che, in realtà, in quella data, approvò un dll con al suo interno il via libera italiano all’avvio delle “consultazioni dei capi di stato e di governo dell’Ue” per definire, appunto, i termini in cui definire ambiti, limiti, prerogative, finalità, specifiche tecniche, procedure e così via… in pratica per definire il testo del Trattato Mes. Ecco, con incredibili capriole, quel voto del 3 agosto 2011 si è trasformato nell’accordo sul trattato Mes. Un trattato di cui, in quella data -si ricordi- non esisteva neppure una bozza scritta con inchiostro simpatico…

Alla corazzata dei “tutori” di Conte, in sua difesa, si è poi addirittura unito un sito di fact-checking, Bufale.net, incantato, evidentemente, dalle ricostruzioni superficiali di Monti, Ue: su quel sito la fake-news che il Mes è stato approvato dal governo Berlusconi nel 2011 non è una bufala. Ma tant’è… Io preferisco approfondire, anzichè fermarmi all’apparenza delle cose… Così, ho ripercorso, solo riferendomi a documenti ufficiali attinti da fonti ufficiali, l’intero iter che ha portato nel 2012 il governo Monti con il solo voto contrario e compatto della Lega e di qualche parlamentare del Polo delle Libertà, con la Meloni (non certo ministro) assente, a dare il sì italiano all’istituzione del Mes approvando lo stesso trattato.

Ma vediamo la storia del Mes, dal giorno della sua ideazione alle prime fasi del Governo Monti, con tanto di link ai documenti di riferimento o citati, e facendo atttenzione alle date.

Il 25 marzo 2011 il Consiglio Europeo “decide” di modificare l’art.139 del Trattato Ue, come si legge testualmente nella Gazzetta dell’Unione Europea nella parte II riservata agli atti “non legislatrivi”. In Gazzetta Ufficiale del’Ue si legge: “Nella riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 ottobre 2010, i capi di Stato o di governo hanno convenuto sulla necessità che gli Stati membri istituiscano un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme e hanno invitato il presidente del Consiglio europeo ad AVVIARE CONSULTAZIONI con i membri del Consiglio europeo su una modifica limitata del trattato necessaria a tal fine”. (clicca qui per visionare l’atto citato)

E’ il primo passo per la costituzione di un meccanismo di stabilità. Ma, in quel momento, come confermato dal fatto che si invita il “Presidente del Consiglio europeo ad avviare consultazioni” nessuno può sostenere che il Mes, ancora, sia nulla più di una idea che potrebbe evelvere in qualunque senso. Il fine, il principio ispiratore però appare già chiaro scorrendo lo stesso documento ed arrivando alla vera e propria “proposta di modifica dell’art.136 del Trattato Ue”. Infatti, nel documento (si clicchi lo stesso link sopra e si guardi a pag.2) si legge che il Consiglio Europeo ha deciso di aggiungere all’art.136 del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea il seguente paragrafo: “Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono isti­tuire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensa­bile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità”.

Si noti bene il termine “rigorosa condizionalità” -che cozza pesantemente con l’obiettivo anche solidaristico che era alla base dell’avvio dell’iter di istitutuzione di un, all’epoca, estremamente generico meccanismo di stabilità- perchè proprio questa frase scontentò molti paesi, fra cui il Governo Berlusconi italiano, e rischiò di far saltare il tutto. Alla fine la spuntò il Ministro Tremonti e la “rigorosa condizionalità” diventò “adeguata condizionalità”, rafforzata dall’introduzione di “una maggiore flessibilità”, nel corso di un summit fra capi di stato e di governo tenuto il 21 luglio 2011, poco più di 10 giorni prima del 3 agosto 2011, giorno in cui il Governo Berlusconi approvò il ddl addotto erroneamente dai “tutori” di Conte come l’atto in cui il Governo Berlusconi stipulò l’accordo sul Mes.

Il 21 luglio, quindi, si modificò il testo dell’integrazione da apportare all’art 136 del Trattato di funzionamento Ue “nell’ottica di migliorare l’efficacia dell’assistenza finanziaria e di prevenire il rischio di contagio finanziario” anche attraverso l’azione di “accrescere la flessibilità [del][MES] legata a un’adeguata condizionalità”. (La conferma della modifica di “rigorose” in “adeguate” e dell’introduzione di “una maggiore flessibilità”, si trova nel testo del Trattato MES, nel comma 3 della premessa, considerazioni, a questo link).

Si arrivò, così, con una integrazione all’art.136 assai rassicurante al 3 agosto 2011, quando il Governo Berlusconi approvò il Ddl che dava il via libera alla detta modifica del Trattato Ue permettendo, quindi, l’avvio delle consultazioni nella Commissione Ue per la definizione di un meccanismo di stabilità ispirato anche a principi di solidarietà (sanciti nella prima riunione del 28 e 29 ottobre 2010), di flessibilità e, al tempo stesso, che prevedesse condizionalità adeguate. Un meccanismo che, se fosse poi stato realmente concepito su queste prerogative, non sarebbe certamente diventato il temuto e odiato Mes che conosciamo… (clicca qui per visionare l’intero Ddl approvato, solo poche righe alla fine di pagina 2 sono dedicate alla tematica che stiamo trattando)

In realtà, quel ddl rappresentò il via libera italiano alle consultazioni nell’ambito del Consiglio Europeo per definire il Trattato Mes. E, se un atto dà il via libera alle consultazioni per la definizione di un nuovo istituto, è implicito che di quell’istituto non possa esserci ancora nulla di concreto o di definto, se non i principi ispiratori fra cui, non si dimentichi, spiccavano oltre a fini di garanzia della stabilità economica e finanziaria, anche chiari principi di solidarietà e flessibilità.

All’indomani del voto italiano che permette di aprire le consultazioni si susseguono sui media internazionali dichiarazioni di soddisfazione dei rappresentanti di un po’ tutti i paesi, Italia compresa. Tutti confidano che definiti questi principi possa nascere un meccanismo di stabilità capace di aiutare i paesi più in difficoltà… Ma l’entusiasmo dura fino alla prima “consultazione” fra le parti in causa. E’ subito scontro fra i paesi finanziariamente più solidi e quelli meno solidi… Prende corpo un muro contro muro che non fa altro che contribuire ad innalzare la tensione fra il Governo Berlusconi e la controparte tedesca (si ricordi che la Merkel, come è stato svelato in seguito, arrivò a chiedere l’aiuto degli Usa per “destituire” Berlusconi e sostituirne il governo con uno più “accondiscendente”).

Da quelle consultazioni non uscì più alcun documento fino alla riunione del 9 dicembre 2011, la prima con il nuovo premier Monti e, quindi, senza Berlusconi. Quel giorno si sancì il totale tradimento dei principi di solidarietà e di flessibilità che vennero sostituite da un duro e vincolante rigore finanziario come prezzo da pagare per poter usufruire dei fondi Mes. (conferma di questo si trova nel comma 5 della premessa del Trattato Mes, a questo link).

Dunque, solo nella riunione del 9 dicembre 2011 il Trattato Mes inizia a prendere forma delineando cosa sarrebbe stato il famigerato Mes. Ragion per cui è estremamente errata l’affermazione secondo cui il via libera al Mes lo avrebbe dato il Governo Berlusconi con l’approvazione del Ddl del 3 agosto 2011 il quale non approvò il Trattato Mes (del quale peraltro non esisteva neppure una bozza concordata) ma diede il via libera alla modifica dell’art.136 del Trattato di funzionamento dell’Ue. Modifica necessaria perchè potessero avviarsi, fra i capi di stato e di governo, le consultazioni per definire il Trattato Mes che, si ricordi, in quel momento era un progetto mirato a garantire stabilità ispirandosi anche a principi di solidarietà e flessibilità. Principi che, alla conclusione delle consultazioni, si sono poi concretizzati in maniera diametralmente opposta nel Trattato Mes.

In conclusione: come poteva il Governo Berlusconi, il 3 agosto del 2011, approvare il Trattato Mes se questo Trattato Mes non esisteva?

 

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