IPT Malta, una mano per finire dalle stelle alle “stalle”!

La mano contro Piedraccini (foto di ItaliaPokerForum.com)

Rieccomi a casa dopo la non proficua trasferta maltese dove ho partecipato alla prima tappa della terza stagione dell’Italian Poker Tour. Se il mio bilancio personale non può essere positivo, la consolazione -e che consolazione!!!- giunge analizzando il bilancio di squadra. Infatti, nonostante il mio “nulla di fatto”, l’Admiral Official Poker Team ha conquistato la vittoria finale nel main event grazie a Marco Figuccia, al quale non posso non rivolgere i miei complimenti per come ha gestito l’intero torneo, dominando letteralmente, sul finale, il final table e, quindi, prevalendo meritatamente in heads-up. Una vittoria prestigiosa che rende esaltante il bilancio del primo mese di attività del nostro Team Pro allestito dal poker manager Francesco Pivetta e capitanato da Gianluca Marcucci. Del resto, in appena tre eventi la squadra può già fregiarsi di una prestigiosa vittoria (questa di Figuccia) e di un altro final table televisivo conquistato da Massimo “Maxshark” Mosele nell’Italian Pro League di Sanremo, oltre che di numerosi “in the money”. Non c’è che dire: i risultati confermano che l’Admiral Team Pro è un squadra di primissimo piano del panorama pokeristico nazionale. Ovvio che sono orgoglioso di farne parte.

Anche dal puto di vista dell’offerta di gioco, il nuovo portale di Admiral.it, che sostituirà l’attuale un po’ obsoleto e ben poco accattivante (come mi avete fatto notare in tanti), è ormai in avanzata fase di realizzazione. Ciò significa che presto, spero entro il prossimo luglio, l’intera offerta di gioco Admiral.it sarà finalmente al top, arricchita da un Vip-System davvero conveniente e da promozioni incredibili… Ma di questo, dell’opportunità di bonus esclusivi che potrò riservarvi su quella piattaforma di gioco, ne parleremo quando tutto il nuovo sistema sarà online.

Ma torniamo al mio IPT di Malta. Anche in questo torneo, nonostante il risultato, ho ben poco da recriminarmi. Per tutto il day1 ho giocato in maniera egregia, accumulando chips senza prendere alcun rischio, ovvero entrando in diversi piatti da posizione per poi pot-controllare gli spot più insidiosi e massimizzare quelli più chiari. La mano della svolta mi è stata servita a fine giornata, quando il direttore di torneo aveva chiamato le ultime cinque mani…

Ho circa 32 mila di stack quando i bui sono 150/300 ante 50, sono in middle position e spillo A :quadri J :quadri. Decido di aprire rilanciando 850, un raise standard, e ricevo il call di Pieraccini, seduto subito dopo di me e reduce da due bei piatti vinti consecutivamente. Il suo stack è di circa 40.000. Foldano tutti gli altri e al flop scendono J :fiori 7 :fiori J :cuori che mi valgono un trips con top kicker.

Opto per andare in continuaton bet con 1.250, così da acquisire qualche elemento per restringere in un certo range la mano del mio avversario. Ricevo il call che mi dà qualche prima informazione e concludo che il mio avversario può avere un progetto di colore o di scala; un J, o una coppia di 7 che significherebbero il full. Ma non posso neppure escludere che sia in bianco totale visto che la mia continuation bet è una azione pressochè standard in quella stituazione e la averi fatta anche con “air”.

Il suo semplice call, comunque, mi fa escludere una lunga serie di mani: coppietta, perchè verosimilmente avrebbe rilanciato sulla mia cbet; overpair, avrebbe tribettato preflop.

Al turn scende 8 :quadri e il piatto è di 4.875. Punto 2.450 e trovo il raise dell’oppo che mette 6.700. Una mossa che mi dà più di un elemento per restringere il suo range e avere una idea precisa di dove mi trovo nella mano. Il suo raise, relativamente pesante viste le precedenti size di bet e raise (solitamente 2x o poco più), mi induce ad escludere mani fortisisme -come full o scala- nel mio avversario che, quindi, potrebbe avere un J, accompagnato ad una carta compresa fra 9 e A, oppure, più verosmilmente, il nulla assoluto. Escludo anche il progetto di colore vista l’action (call flop e raise turn, mossa insensata con progetto). Penso se andare all-in ma poi decido per il semplice call.

Il ragionamento che ho fatto è questo: come scary cards ho i 9, i 10, le Q e i K che potrebbero fargli chiudere un full al river visto che nel suo range ci anche sono JA, JK, JQ, J10 e J9, che comunque chiamerebbero instant un mio push al turn. Quindi, meglio massimizzare e prendere il più possibile anche da “air” mostrando debolezza e inducendo l’oppo al bluff al river. Così, call turn per ceccare river e chiamare la sua puntata in caso di 9, 10, Q, K, al river, rilanciando all-in con l’intento di prendere il massimo da un suo trips di J in caso di river diverso da 9, 10, Q, K..

Al river scende K :fiori . Io come precedentemente deciso opto per il check e Pieraccini punta 8.700 chips. Mi prendo un po’ di tempo per pensare e rianalizzare la mano ma anche ripercorrendo le precedenti mani giocate da lui concludo che mi trovo di fronte ad un giocatore con una media esperienza, molto “standard” nelle sue giocate, abbastanza aggressivo come tutti i qualificati online. Mi convinco del fatto che non può aver giocato in maniera così “creativa” un progetto di colore, ma non posso escludere che quel K al river gli possa aver regalato il full KKJJJ. Analizzo il mio stack concludendo che in caso di sconfitta in quella mano resterei con 13.000, circa 35 big blinds che mi permetterebbero di avere ancora margine di manovra nel day2, quindi chiamo gli 8.700 e, con estrema sopresa, mi vedo scoprire 6 :fiori 3 :fiori per un incredibile colore centrato dopo un forte rilancio fatto al turn, al 16% di possibilità di vittoria.

Una mano incredibile, non per la sconfitta nonostante l’84% di possibilità di vittoria, ma per l’acqtion dell’oppo, evidentemente in un momento di “estasi” conseguente a due grossi piatti vinti poco prima. Quanto accaduto nel day2, poi, è diretta conseguenza di questa mano. Peccato… Spero di rifarmi a Campione fra una ventina di giorni, quando parteciperò, sempre difendendo i colori di Admiral Poker, alla seconda tappa dell’IPT.

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