TECNICA – Lezione n.1: la “lettura” arma in più nei tornei

Aggiornata la sezione "Parlano di Me" con un nuovo articolo pubblicato da "Il Resto del Carlino" - clicca sull'immagine per accedervi

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Basta parlare di bilanci… solo di bilanci. Del resto, mi sono detto, che ve ne può fregare di sapere quanto perdo o quanto vinco ogni giorno? Questo blog, piano piano, è diventato un punto di riferimento per tanti amici, vecchi e nuovi, di tavolo verde o di vita… Ultimanete, anche a causa delle nuove “avventure” in cui mi sono “cacciato” (la gestione dei portali www.goalwinacademy.com e www.originalraiser.it), ho un poco trascurato questo mi blog. Spero di farmi perdonare svelandovi alcuni “trucchetti” indispensabili per ottenere ottimi risultati nei tornei multitavolo da mille e più iscritti, dove oggi mi reputo -mi si permetta questo impeto di egocentrismo- un ottimo player.

Certo, non posso vantare la grande vittoria nel grande torneo… Ma non mi lamento: arriverà anche quello! Per ora, nonostante le poche partecipazioni, posso vantare due tavoli finali al Sunday Special -il garantito domenicale di Pokerstars.it che, di fatto, è il più importante torneo dell’online .it-; un “in the money” alle World Series of Poker di Las Vegas su due partecipazioni, e svariate vittorie nei garantiti da medio buy-in. Ma, soprattutto, in tre mesi e mezzi di gioco effettivo, ben 33 tavoli finali che mi hanno dato 7 vittorie e altrettanti secondi posti nei garantiti online internazionali, ovvero dove ci si trova opposti a player di tutto il mondo. Lì, essendo il livello degli avversari mediamente più alto che nei tornei online riservati agli italiani, per fare bene è indispensabile andare oltre alle carte… E’ necessario sfruttare ogni segnale di debolezza dell’oppo per portare a casa piatti che, altrimenti, ben difficilmente sarebbero stati nostri.

In pratica è indispensabile “bluffare”. Ma quando questa mossa diventa produttiva? In linea teorica sempre, ma essendo quanto mai rischiosa il consiglio è di ricorrervi solo in determinate situazioni come, ad esempio, quando il nostro stack è ancora importante ma si sta pericolosamente accorciando e sta scendendo sotto la soglia dei 30 big blinds. Il bluff, però, è una tecnica ben più complessa del mandare la vasca in bianco… E proprio questo, con l’ausilio di una mano giocata ieri al Sunday Special (dove poi sono uscito schiantando prima le mie QQ contro KK su un board basso e poi incappando contro AA), cercheremo di capire insieme. Ovvero quando bluffare.

La condizione essenziale per il buon fine di un bluff è la buona lettura della mano del nostro avversario. Ma, più di mille parole, per comprendere è quanto mai eloquente la mano. Dopo oltre due ore e mezza allo stesso tavolo, ho individuato un paio di giocatori tecnicamente più preparati rispetto al resto del tavolo, il primo era Andrea Piva, seduto alla mia destra, quindi in ottima posizione poichè 8 volte su 9 avrebbe parlato prima di me postflop, e due posizioni più in là, un altro giocatore con il nick Angeldevil83 che non mi aveva dato l’impressione, attraverso le sue giocate e le sue puntate, di essere proprio sprovveduto.

CatturaPer circa tre ore le carte mi hanno sorriso e non ho avuto bisogno di rischiare. Poi, inevitabilmente, come è normale, una interminabile serie di mani marginali ha eroso un poco il mio stack che, comunque, con i bui 60/120 e 15 di ante, restava ampiamente sopra il limite di sicurezza a circa 7.000, 2000 in più dello stack iniziale. Sono di bottone e mi ritrovo 6 :picche 7 :picche con Angeldevil da middle che rilancia 544. Cercando il progetto e forte della posizione decido per il call.

FLOP  Q :cuori 9 :quadri K :picche

Il piatto, a quel punto, è di circa 1.300. Angel betta per 600, meno della metà del piatto. Lo interpreto come un segnale di debolezza. Perchè nonostante il flop relativamente pericoloso (se scende un 10 o un J il rischio di scala diventa altissimo) ha puntato meno della metà delpiatto? Se avesse avuto AK o addirittura il tris avrebbe dovuto cercare di far foldare un eventuale progetto. Escluso anche 10 j, non avrebbe rilanciato, interpreto la sua puntata relativamente bassa come una value bet, ovvero una puntata esplorativa, per cercare di capire dove stavo io. Quindi, escludendo che la sua puntata sia un segnale di estrema forza (sarebbe stato estremamente forte solo con 10 j in quella mano, ma l’azione preflop mela ha fatta escludere) ho dedotto che poteva benissimo avere una mano AQ o, più probabilmente, una coppia bassa. Ho quindi deciso di vedere io a che punto era (solo in previsione di un bluff da portare al turn) e ho rilanciato il doppio del suo bet: 1.200, ricevendo ulteriore conferma alla mia lettura visto il suo semplice call, altro segnale di debolezza.

TURN:  Q :cuori 9 :quadri K :picche – 9 :fiori

L’uscita del secondo nove (devastante per il suo AQ o coppietta) lo ha intimorito ulteriormente, tanto che è uscito ceccando, a ulteriore dimostrazione della sua debolezza. A quel punto, convinto di portare a casa subito il piatto, ho bettato 1920, circa 2/3 del piatto… Ma lui incredibilmente ha callato! A quel punto ho allargato ulteriormente il suo range ad Aj o A 10, continuando ad escludere A9 perchè con tris avrebbe chiuso subito la mano per evitare il rischio di una scala. Ho quindi analizzato il tutto nuovamente e concluso che se al river non fosse uscito nè J nè 10 nè A nè Q quel piatto sarebbe stato mio, pur con il rischio -relativamente limitato- che una carta bassa gli avrebbe fatto chiudere il full.

RIVER:  Q :cuori 9 :quadri K :picche – 9 :fiori – K :fiori

River perfetto, del resto, vista la mia azione postflop, lui non avrebbe potuto farmi in mano altro che un K… Quindi un bel full KKK99. A me non restava che convincerlo definitivamente mandando tutto il mio stack sul suo check. E così ho fatto portando a casa un piatto che mai, in nessun caso, le mie carte mi avrebbero permesso di vincere.

Quindi, questa mano dimostra in maniera inequivocabile che in un torneo multitavolo con tantissimi iscritti, è indispensabile in ogni occasione leggere, o tentare di farlo, la mano del nostro avversario.

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4 thoughts on “TECNICA – Lezione n.1: la “lettura” arma in più nei tornei

  1. Luca

    Bell’analisi. A me l’azione, per quanto riguarda le sue carte, fa pensare a una coppia media più che bassa, quindi tipo 10-10, una pocket pair nettamente svalutata da un flop del genere ma che è comunque “psicologicamente” difficile da abbandonare.

    Viceversa, fosse coppia bassa il call sul turn sarebbe piuttosto brutto, mentre con AQ sul flop forse sarebbe valsa la pena tentare una 3bet, visto che un AK, KQ da parte tua sembravano non troppo probabili data l’azione preflop, no?

  2. Enrico Lazzari Post author

    Si, concordo… Sono stato poco chiaro: ma con k e q al flop anche jj l’ho inserita fra le coppie basse :-) . Sul k in mano mia, invece, non sono d’accordo… Ho pur sempre callato il suo raise preflop… Anzi il mio miniraise postflop doveva proprio dargli l’idea di una mano molto forte da parte mia… Quindi più che possibile kkqq o akk.
    Non ho visto le sue carte ma il tanto tempo che ha passato a pensare prima di foldare sul mio all in m convince sempre più su una mano AQ – JJ – TT. Ovvio che se fossi stato nei suoi panni con la middle pair e l’asso kicker io avrei fatto una 3bet… Avrei speso meno poi foldando su un suo eventuale all in o, a carte invertite, avrei portato a casa il piatto subito…

  3. Luca

    Sì, ripensandoci KQ da parte tua era possibile. AK direi invece no, a meno che tu non sia abituato a flatcallare questa mano, cosa di cui dubito senza nemmeno sapere gli stack in gioco…

    Comunque sia, come detto, ottima giocata. Mi è venuta in mente una domanda, che è: in quali spot può avere senso mostrare il bluff? Tu lo fai?

    A me è capitato diverse volte, ma faccio fatica a quantificare l’EV, diciamo così, di palesare il bluff… naturalmente me lo permetto solo contro players che ho già battezzato come non particolarmente raffinati, e tuttavia l’info per esteso arriva a tutto il tavolo. Ovviamente se di lì a poco arrivano carte decenti si può sfruttare il prevedibili nervosismo del bluffato, viceversa l’effetto è probabilmente quello di ridurre la possibilità di giocare altri bluff e dunque di ridurre il range stesso delle starting hands giocabili…

    tu come ti regoli?

    OT: giocherai l’Ipt S. Marino, no?

    Luca

  4. Enrico Lazzari Post author

    Quasi sicuramente giocherò l’Ipt di San Marino, sto decidendo e sistemando un paio di cose per farlo.
    Riguardo al mostrare il bluff io, tendenzialmente, non lo faccio. In questo caso l’ho fatto per scrollarmi di dosso l’immagine di ipertight che mi ero fatto a quel tavolo, dove in un’ora, causa collezione di mani 26 25 28 avrò visto si e no 3 flop… Comunque, in un tavolo finale non mostrerei mai nè una monster nè un bluff! Se non avessi mostrato e, successivamente, mi fosse venuto un aa, probabilmente non mi avrebbe seguito nessuno, o quasi.

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