Altro che quattro “mariuoli”: un potere occulto gestiva lo Stato già nel 2008?

San Marino

Alleanza Popolare fece cadere il governo, Berardi e la Ottaviani vanificarono la nuova intesa a sinistra aprendo il campo ad elezioni che portarono alla guida del Paese un governo a guida AP-DC sotto il quale cambiarono i vertici di Banca Centrale.

SAN MARINO – Minimizzare… Minimizzare… Minimizzare… Sembra questo il filo conduttore di come i media sammarinesi affrontano e raccontano quanto emerso a chiare lettere nelle conclusioni della Commissione di Inchiesta consigliare su Banca CIS e sistema bancario che, come già spiegato ieri, per certi versi, ha visto il Titano rivivere quanto vissuto in Italia nella prima metà degli anni Ottanta con la Commissione-Anselmi che ha approfondito le distorsioni nel sistema-stato generate dalla famosa P2 guidata da Licio Gelli. Diversa solo la tempistica: in Italia prima scattarono le manette e la Commissione politica lavorò successivamente al Tribunale… A San Marino, visto che il Tribunale non “approfondiva” (nelle 300 pagine si trae una idea anche del perché), la prima indagine l’ha dovuta fare la politica… Inoltre, in Italia si scatenò un devastante terremoto che si abbattè sull’intero sistema-stato; a San Marino la notizia, oggi, il giorno dopo, è già sparita dalla home-page del sito online della Tv di Stato. O, meglio, un piccolissimo boxino, cercando bene, a fondo pagina, si può trovare… Ma tant’é, il risultato non cambia.

L’impressione è che sui media si voglia ridurre il tutto all’azione di qualche “mariuolo” e alla condotta illecita dei dirigenti di una banca. Del resto, se torniamo con la memoria alla P2 italiana e scorriamo l’elenco dei nomi su cui il “Venerabile Maestro” poteva contare scopriamo che spiccano ben 59 parlamentari, un giudice costituzionale, 8 direttori di giornali, 4 editori e 22 giornalisti…

Illazioni? Sul fronte sammarinese per ora sì. Solo illazioni fondate sul semplice analogismo con una vicenda italiana che appare somigliante. Ma, diceva un grande vecchio della politica, “a pensar male degli altri si fa peccato, ma a volte si indovina”.

Le 300 pagine della relazione prodotta dalla Commissione Consigliare di Inchiesta sono un pozzo senza fondo di rivelazioni sconvolgenti e inquietanti. Che diventano quanto mai autorevoli perchè sottoscritte, condivise all’unanimità sia dai membri di maggioranza che di opposizione, per una volta concordi nel riconoscere e argomentare che per più di un decennio un gruppo di “venerabili” -mi si permetta il termine, sempre per semplice analogia- avrebbe definito assetti politici e governi, “imposto” dirigenti negli organismi di controllo, pilotato l’informazione, influenzato scelte politiche, finanziarie ed economiche delicatissime e di grande impatto utilizzando, oltre che i politici e ministri asserviti, anche il “tintinnio delle manette” di un Tribunale pronto a forzare la mano e “interpretare” le norme sacrificando il diritto e la giustizia alla causa dell’interesse privato del gruppo. L’intero sistema-stato, leggendo le 300 pagine, appare asservito -o meglio funzionale- non più all’interesse pubblico ma all’interesse privato del gruppo di potere, fino a ieri, occulto.

Ma bando alle chiacchiere… Vediamo cosa ci racconta, argomentando, la reazione conclusiva della Commissione di inchiesta.

Il primo atto eclatante risale al 2008. E’ giugno e mentre tutti pensano alle vacanze estive Alleanza Popolare ritira la sua delegazione di governo aprendo la crisi. Tutto lascia intendere che il voto sia inevitabile ma l’allora Partito dei Socialisti e dei Democratici non ci stà e riesce a rimediare una maggioranza arrabattata di 31 consiglieri, uno in più dell’indispensabile unendo allo stesso Psd i consiglieri di Sinistra Unita e un drappello di fuoriusciti democristiani facenti capo a Gian Marco Marcucci e Pier Marino Menicucci. La nuova maggioranza è fatta. La Reggenza convoca il Consiglio Grande e Generale ma come un fulmine a ciel sereno, all’ultimo minuto, poche ore prima della riunione consigliare, il Psd perde due suoi consiglieri: Fabio Berardi e Nadia Ottaviani (nomi che si riincontreranno diverse volte nelle 300 pagine prodotte dalla Commissione), i quali inviano una lettera alla Reggenza comunicando di aver tolto il loro sostegno alla costituenda maggioranza.

Non c’è più alternativa al voto. Con un fido bancario concesso dal CIS, supportati dall’Ing. Grandoni (due considerazioni che si deducono dagli esiti dei lavori di indagine consigliare) i due consiglieri ex Psd diedero vita ad una nuova forza politica (Arengo e Libertà) e si candidarono alle elezioni del 9 novembre 2008 riuscendo a portare in CGG: Berardi, Ottaviani e Amici in una maggioranza di 35 seggi. Da quel voto uscì una coalizione trainata da democristiani e Alleanza Popolare sotto la quale il Paese assistette ad un traumatico e davvero infuocato cambio dei vertici di Banca Centrale, si ricordi massimo organismo di controllo del sistema bancario e finanziario sammarinese.

Perchè questo aspetto è molto significativo?, vien da chiedersi… E’ eloquente alla luce di quanto dichiarò, sotto giuramento, in una udienza del primo grado del Processo Mazzini, Fiorenzo Stolfi, massimo fautore del governo dei 31 fatto naufragare dal dietro-front improvviso di Berardi e della Ottaviani. In quella testimonianza Stolfi ammise che nella primavera di quell’anno venne avvicinato dall’Ing.Grandoni che gli fece capire che non gradiva i vertici di Banca Centrale, la quale -si ricordi- aveva avviato una verifica su Banca Partner. Stolfi, sempre secondo quanto dichiarò in Aula, lasciò intendere di non avere alcuna intenzione ad intervenire sull’assetto dirigenziale di BCS e, si deduce a rigor di logica e storia, decretò l’avvio del suo declino politico…

Ma torniamo al governo a guida AP-DC che, casualmente?, insediatosi il 3 dicembre 2008 “indusse” il Presidente Biagio Bossone, il Direttore Luca Papi e il responsabile della vigilanza Stefano Caringi a rassegnare le proprie dimissioni. Dirompenti, in tal senso, alcune dichiarazioni rilasciate all’epoca da Bossone e Papi e pubblicate su Il Resto del Carlino del 10 febbraio 2010: “Il governo dice di rispettare l’autonomia della vigilanza, ma non dice delle interferenze e delle pressioni esercitate sulla Banca Centrale per condizionarne l’azione di vigilanza, volte a sospendere ispezioni scomode, concedere autorizzazioni in assenza dei requisiti, ammorbidire interventi e sanzioni”. Dichiarazioni che, oggi, hanno tutt’altro peso alla luce di quanto si legge nelle 300 pagine presentate lunedì in Consiglio.
Non si capisce perché se gli ispettori vanno in Banca Partners -si legge, quasi a rincarare la dose, in una sorta di memoriale redatto da Giuseppe Roberti, protagonista del Processo Mazzinivengono cacciati gli ispettori. Se invece vanno in Banca Commerciale e in Banca Assett, vanno in liquidazione amministrativa coatta le banche”.

Coincidenze? Fatti da minimizzare come sembra stiano facendo i media sammarinesi? Azioni riconducibili a un paio di dirigenti “mariuoli” che guidano una banca e -sembra si voglia far credere- in fondo abbiano fatto danni alla banca stessa? Dirigenti candidati allo scomodo ruolo di “capro espiatorio”? Chissà… Nel cercare una risposta, non dimentichiamo che la loggia massonica P2 italiana ha visto coinvolti a diverso titolo, 59 parlamentari, un giudice costituzionale, 8 direttori di giornali, 4 editori e 22 giornalisti… Quanto le presunte influenze di questo potere un tempo occulto -o presunto tale secondo le 300 pagine- sono “influenti” ancora oggi nel sistema-stato sammarinese, nell’informazione, nella politica, negli organismi di controllo e vigilanza, nel Tribunale?

Enrico Lazzari

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